Ogni viaggio ha un punto di partenza. Ho deciso di aprire questo spazio per tracciare una linea nella sabbia e iniziare a documentare in modo strutturato la mia esperienza. Troppe volte ho risolto un problema complesso per poi dimenticare la soluzione tre mesi dopo (avvolte anche solo tre giorni dopo). Questo diario, affiancato dalla mia Wiki personale, serve esattamente a evitare che succeda di nuovo.

L’intento è raccontare il mio percorso di esplorazione e configurazione, partendo dalle basi fino ad arrivare alle personalizzazioni più estreme.

Perché questo spazio?

Nel mondo Linux si impara rompendo le cose. Il problema è che, senza una mappa, si rischia di commettere gli stessi errori due volte. Volevo un luogo dove annotare non solo il come (i comandi da lanciare), ma soprattutto il perché di certe scelte architetturali.

Che si tratti di un aggiornamento andato storto o di una nuova intuizione per automatizzare un backup sul server Unraid, voglio che ne rimanga traccia.

Fotografia del Setup Attuale

Per dare un po’ di contesto, ecco la base da cui parto. È un ambiente in continua evoluzione, ma al momento ho trovato un equilibrio che mi garantisce sia stabilità visiva che una produttività fulminea.

  • L’ambiente Desktop: Sono approdato su KDE Plasma. Offre il giusto bilanciamento tra un’estetica moderna e la possibilità di fare tweaking profondo senza dover riscrivere file di configurazione in C.
  • Il Terminale: La mia finestra principale sul sistema è Foot. Leggero, essenziale e veloce.
  • La Shell: Ho abbandonato Bash a favore di Fish. L’autocompletamento out-of-the-box e l’evidenziazione della sintassi sono comodità a cui non voglio più rinunciare. Il prompt è gestito da Starship, che mi dà tutte le informazioni di contesto in modo pulito.
  • Multiplexer: Per gestire le sessioni e i vari pannelli uso Zellij. Trovo che la sua interfaccia sia molto più intuitiva e moderna rispetto al classico Tmux.
  • L’Editor: Il cuore pulsante del mio flusso di lavoro, sia che scriva script in Python, codice JavaScript o queste stesse note in Markdown. Uso Neovim, appoggiandomi a LazyVim come base per avere un setup robusto, veloce e già predisposto con le feature essenziali, senza dover reinventare la ruota da zero.

Questo è il punto di partenza. L’obiettivo delle prossime settimane sarà affinare questo ecosistema, pacchetto dopo pacchetto, configurazione dopo configurazione.

Benvenuti a bordo.